Mio figlio mi ha riportato il libro, dopo esserselo goduto per benino. L’ho preso fra le mani come qualcosa di prezioso che rientrava in mio possesso. Le garantisco che ho prestato con meno apprensione tante altre cosette a cui tenevo: per questo plico di fogli sento una sorta di gelosia, per cui adesso è qui, e da qui non si muove più.
Per la verità non è proprio così, esce spesso, prende aria e sole, viene osservato con curiosità… Il fatto è che ho deciso di rileggerlo (o meglio ri-ri-rileggerlo) a pillole. Lo porto con me in borsa – tipo mamma canguro, per intenderci – e siccome i tempi delle coincidenze ATB sono quelli che sono, aspetto che arrivi l’autobus sforbiciando con gli occhi qualche pagina del “Sorriso”, e continuo la lettura nel percorso abituale che mi porta in Città Alta e da lì, dopo qualche ora di relazioni al computer, mi riporta a casa mia. E Lei dovrebbe vedere le torsioni di collo e di testa di chi mi sta vicino! Quando vedo che i poveretti sono allo stremo, chiudo il libro tenendoci un dito per non perdere il segno (ha presente don Abbondio con il suo breviario?), e osservo compiaciuta la donna in rosso che allieta la copertina. Anche loro!Ida

Sono nato a Bergamo nel 1958. Ho insegnato nelle scuole superiori e sono stato titolare di un’impresa nel settore multimediale.
Attualmente lavoro per un’azienda
del settore quotidiani. Sposato
con Marina, ho due figli, Chiara e
Marco. Nel 2004 ho vinto il premio Galbiate (Lc) per un racconto, dal quale -su sollecitazione di Andrea Vitali- è nato
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