Domani, giovedì 12 novembre ore 18.00, presso il Centro Congressi in viale Papa Giovanni XXIII 106 a Bergamo, insieme a Marco Beck presento il romanzo di Elena Maffioletti, Il ladro di parole, Fernandel editore. L'incontro è organizzato dalla Libreria Buonastampa. Vi aspetto, se potete.
mercoledì 11 novembre 2009
martedì 10 novembre 2009
Il mio ultimo giorno da insegnante
Qualche post addietro vi ho raccontato il mio primo giorno da insegnante. Ora vi racconto l'ultimo, ovvero quello in cui ho deciso di mollare. Magari quel giorno non ne ero così consapevole, ma se ci ripenso la data è quella. Era il giugno 1998, ero membro interno alla maturità e un ragazzo di un'altra classe si è sparato un colpo alla testa nei bagni del liceo. La vicenda mi è tornata fuori per il fatto di Bologna dell'altro giorno, anche lì un ragazzo (13 anni) che tenta il suicidio a scuola. Ho un ricordo preciso di quel giorno di 11 anni fa: proprio sotto la sede dell'Eco - pensa te il destino - incontro un mio alunno, a memoria direi il Federico Paoletti. Il quale mi dice che a scuola deve essere successo qualcosa di strano, un sacco di polizia all'esterno, non si può nemmeno entrare. Decidiamo di chiedere al giornale se sanno qualcosa. Entriamo e mi rivolgo al marito di una collega, allora capo della Cronaca. Ma il fatto era successo da pochissimo, non ne sapevano ancora nulla. Morale, rapida indagine e abbiamo la risposta. L'allora caporedattore mi chiede se ho voglia di fare un'intervista. Io rispondo più o meno così: "Non posso entrare nella vicenda, come si fa a parlare di un fatto così? Non conosco il ragazzo, men che meno la situazione. E poi, come si fa a parlare di storie così, a trovare le parole giuste? Posso semmai rispondere a qualche domanda sul disagio a scuola". Detto fatto. L'intervista del 24 giugno 1998 è qui allegata, la trovate nel taglio centrale della pagina. Rileggerla oggi mi strazia ancora il cuore.
domenica 8 novembre 2009
Tiki
sabato 7 novembre 2009
Oggetti perfetti
Carmelo mi ha chiesto come mai nel mio blog mi interesso tanto di oggetti, design et similia. E che c'entra con la mia attività di scrittore. Caro Carmelo (da dove scrivi, a proposito?), come ogni passione anche questa è difficile da spiegare, magari pure inutile. E' passione e basta. Forse mi è più chiaro che cosa c'entra con lo scrivere: ci sono oggetti che sorprendono come un racconto ben congegnato, perfezioni che ti accompagnano come un romanzo che ti ha segnato la vita. Certo è che c'è stato un tempo in cui di questi argomenti mi occupavo davvero: ne è la prova questa pagina dedicata alla domotica pubblicata da L'Eco di Bergamo nel lontano 2001 e da me scritta sotto lo pseudonimo di Claudio Papi.
venerdì 6 novembre 2009
Doccia nel verde?
Va bene risparmiare l'acqua, bene prezioso. Va bene aumentare la quota verde per casa, più ossigeno più vita. Va bene che l'acqua sporca viene filtrata dalla sabbia dei giunchi piuttosto che da diversi tipi di radice: ma questa proposta di Jun Yasumoto, Vincent Vandenbrouk, Olivier Pigasse e Alban Le Henry mi pare un filino estrema. Punto uno, minimo bisogna avere un bagno 6x8; punto due, hai voglia a star dietro a tutto questo sistema; tre, mi sa che a costi siamo fuori portata. Domanda: che fai se ti parte il sapone tra i licheni?giovedì 5 novembre 2009
Computer avvolgibile?
Diciamolo chiaro e tondo: si tratta di un prototipo, un concept come si usa dire. Quindi non montatevi la testa, non correte al negozio più vicino pronti all'acquisto. Però l'idea di un computer avvolgibile e multifunzione è strepitosa, merito della Orkin Design, agenzia tedesca di grafica e web design. Date un occhio a questo filmato e sognate per un minuto e mezzo.
mercoledì 4 novembre 2009
Albero con libri
lunedì 2 novembre 2009
Il mio primo giorno da insegnante
Correva il 1977, l'inizio di novembre, 32 anni fa giusti. Avevo diciannove anni, e per uno di quei casi della vita per cui se ti deve capitare ti capita, sono stato chiamato a far supplenza alle medie di Casnigo. In quanto iscritto a Filosofia, ovviamente mi hanno assegnato la cattedra di Tecnica, le "Applicazioni tecniche" di un tempo. Arrivato sul posto, subito scopro che la mia sede di lavoro non è la scuola, bensì la sede staccata, ovvero l'oratorio. Vado in cerca della chiesa: finalmente entro in classe -una terza media perlopiù popolata da maschi- con un discreto ritardo sulla tabella di marcia. Parecchi ragazzi stipati in uno stanzone lungo e stretto. Mi accoglie un vociare in dialetto, non li guardo neanche in faccia e mi tuffo sul registro di classe. Quelli mica smettono, figurarsi. Alzo lo sguardo, niente. Provo con un "Alùra?" [Allora?]. Silenzio immediato nella classe. Montandomi la testa, duplico con un "E proà a mocàla?" [E provare a smetterla?]. Dalla classe un grido terrorizzato: "Chesto 'l capèz, l'è mia terù" [Questo insegnante comprende il nostro dialetto, non è un figlio del nostro splendido Sud].Rimediata un po' di attenzione, mi avventuro sul programma: mi snocciolano tre o quattro argomenti di cui non so assolutamente niente. Traccheggio: "Il libro di testo?". Dal fondo si alza un ragazzino, si fa tutta l'aula con il libro in mano e me lo lascia sulla cattedra. Io me lo sfoglio, perlopiù non ci capisco una fava. Mi scappa l'occhio, il ragazzo è ancora lì in banda. Gli chiedo: "Devi dirmi qualcosa?". "Sì", fa lui. "Dimmi", faccio io sul comprensivo. "Ma al la za lü che 'l me pader al ma regalàt la baioneta del militàr?" [Ma lo sa lei che mio padre mi ha regalato la baionetta del militare?]. Non ho il tempo di approfondire, che il ragazzino estrae l'arma, se la gingilla per un secondo tra i risolini degli altri e poi la conficca in mezzo alla cattedra nel trionfo generale. Giuro, è tutto vero. Ora, mettetevi nei miei panni: potevo spedire il ragazzo dal preside, convocare i genitori, scrivere una nota sul registro, potevo anche chiamare i carabinieri. Ma era pur sempre il mio primo giorno di scuola. Ho dato un occhio fuori dalla finestra, cercando ispirazione. Si intravedeva il campetto dell'oratorio: "Facciamo due tiri?", ho buttato lì. Boato e fuga dei marrani, che recuperano un pallone e mi attendono belli schierati sul campo. Il mio primo giorno da insegnante l'ho passato così, un paio d'ore a rincorrere dei ragazzini felici.
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l'ascuola,
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domenica 1 novembre 2009
Scrivanie
Preferite una scrivania con il guscio, per isolarvi dal contesto e conservare la concentrazione? Allora meglio Rewrite dello studio GamFratesi, fondato nel 2006 dall’architetto danese Stine Gam e dall’italiano Enrico Fratesi.
Se invece siete tipi avventurosi, gente dinamica che manco al tavolo se ne sta ferma: ecco una scrivania di MotoArt, azienda nota per il fatto che trasforma vecchi pezzi di aeroplani in arredi per la casa o per l’ufficio.
Il mio parere? Meglio una semplice, banale, piatta scrivania in legno lunga due metri e con ripiani sopra.
sabato 31 ottobre 2009
Il ladro di parole
Giovedì 12 novembre alle 18,00, presso il Centro Congressi in Viale Papa Giovanni XXIII 106 a Bergamo, insieme a Marco Beck presenterò il romanzo di Elena Maffioletti, Il ladro di parole, Fernandel editore. L'incontro è organizzato dalla Libreria Buonastampa.La trama: Barbara è una famosa scrittrice in declino. Quando una copia del manoscritto cui sta lavorando viene perduta, nella sua vita fa irruzione un invadente sconosciuto che riscrive l'opera pagina per pagina...
Elena Maffioletti vive in provincia di Bergamo. Ha pubblicato due romanzi con l’editore Baroni di Viareggio: Sotto il cielo d’aprile (1993) e Le prigioni del verde (2003).
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Sono nato a Bergamo nel 1958. Ho insegnato nelle scuole superiori e sono stato titolare di un’impresa nel settore multimediale.
Attualmente lavoro per un’azienda
del settore quotidiani. Sposato
con Marina, ho due figli, Chiara e
Marco. Nel 2004 ho vinto il premio Galbiate (Lc) per un racconto, dal quale -su sollecitazione di Andrea Vitali- è nato